martedì 9 settembre 2014

Club Dogo: "Non siamo più quelli di Mi Fist". La nostra intervista




C'era un mare di fan, ieri alla Mondadori di Milano, per i +Club Dogo e l'anteprima del nuovo cd "Non siamo più quelli di Mi Fist". Il trio rap continuerà la "promo" negli store d'Italia, quindi terrà un concerto gratis il 19 settembre al Fabrique di Milano. Dal 5 dicembre il tour. Ecco la nostra intervista.
Perché questo titolo?
"Mi Fist" era il nostro primo disco. E, allora, prendiamo in giro chi dice non siamo più quelli di una volta, che ci siamo venduti...In realtà non ce ne frega niente. Facciamo quel che ci piace e finora ci è andata bene.
Ma siete cambiati o no?
Come stile, età e contesto sì. Però in fondo scriviamo gli stessi pezzi "ignoranti" di prima. Ma in modo diverso.
E come sono i nuovi brani?
Molto vari. Oltre al rap, ci sono reggae, dance e pop. Collaboriamo con Arisa e Cris Cab, citiamo Ramazzotti e Zucchero. E anche "Lisa dagli occhi blu" di Mario Tessuto.
La vostra "Lisa", però, è una prostituta...
E' la storia di quelle ragazze che trovano nel loro corpo l'unica merce di valore per avere successo nella vita. E' un po' la nostra "Roxanne". 

"Siamo nati qua", invece, è un ritratto molto amaro del nostro Paese.
L'abbiamo scritto negli Usa, guardando l'Italia da lontano. In America va avanti chi merita, da noi regnano corruzione e raccomandazioni.
Come va il rap in Italia?
Si sta finalmente diffondendo alla grande. E' come il pop. I ragazzi vogliono i rapper, è la musica tamarra per gli adolescenti.
Il rap è sbarcato pure a Sanremo, voi ci andreste?
No, è roba vecchia. Fermo ai tempi di Nilla Pizzi.
Una curiosità: siete in tre e con tre forti personalità. Vi capita mai di litigare?
Sempre, ma solo per sciocchezze. Mai per cose importanti tipo donne, soldi e musica. 


lunedì 25 agosto 2014

Le "canzoni di un minuto" di Diodato



Una piccola storia della canzone italiana. Con pochi strumenti e una voce fra le più originali della scena indipendente tricolore. L'idea di +Antonio Diodato  è semplice ma vincente. Rileggere in un minuto i classici di Domenico Modugno, Sergio Endrigo, Vasco Rossi e tanti altri, dandone un'interpretazione personale, ma rispettosa dell'originale. Un progetto partito dal basso, ma che è diventato un vero e proprio "cult" da quando Diodato ha cominciato a proporre le sue "canzoni in pillole" nel programma tv di Fabio Fazio Che tempo che fa, in onda su Rai 3. "Ho iniziato quasi per gioco qualche settimana prima di partecipare a Sanremo, come per prepararmi al festival - spiega Diodato - Abbiamo girato dei minivideo e li abbiamo messi sul mio canale YouTube. A sorpresa sono piaciuti un po' a tutti, ancor di più a Fazio, che poi mi ha chiesto di eseguirli in diretta nella sua trasmissione, ogni volta da un luogo diverso. Ed è stata un'esperienza fantastica, che mi ha fatto riscoprire il meglio della nostra musica e certi angoli nascosti dell'Italia. La bellezza del mio Paese, insomma, la cultura e la tradizione. Tutte cose da tutelare e amare, il punto di partenza per rialzare la testa".
La scelta dell'artista romano (ma originario della Puglia) è caduta su brani anche molto diversi fra loro. Un cavallo di battaglia di Modugno come Piove (Ciao ciao bambina), ma anche un pezzo meno noto di Little Tony, Quando vedrai la mia ragazza, fino alla struggente 4 marzo 1943 di Lucio Dalla. "Ho scelto i titoli con cui sentivo un legame emotivo, dove potesse emergere qualcosa di me. Modugno mi piace per l'energia pazzesca, il sorriso, la gioia contagiosa. Ha rivoluzionato un'epoca e ridato valore al nostro lavoro. Ma, lungo il percorso, ho scoperto personaggi che non conoscevo, come Umberto Bindi: la sua Arrivederci ha un'eleganza incredibile. O Bruno Lauzi, di cui apprezzo lo spirito cinico, che rivela un altro lato dell'essere italiani. E, poi, Fabrizio De André, poeta di livello mondiale". Manca, curiosamente, un omaggio a un grande come Adriano Celentano: "Non ho trovato il pezzo giusto e non volevo scadere nel banale. In futuro, chissà... Discorso simile per Lucio Battisti, del quale però alla fine ho scoperto una traccia meno nota come Vento nel vento. Me ne sono innamorato subito. E l'ho eseguita alla mia maniera".
Tornando a De André, tutta da ascoltare la cover (lunga) della toccante Amore che vieni, amore che vai , colonna sonora del film Anni felici di Daniele Luchetti. "Una versione molto diversa: la voce di Faber è profonda, la mia invece è alta. E il suono è più rock, con l'urgenza di urlare delle cose". Quel pezzo è incluso in E forse sono pazzo, il suo primo disco, che contiene anche Babilonia, seconda all'ultimo Sanremo fra le “Nuove proposte”.
"Ho debuttato tardi, a 32 anni, quando mi sono liberato di certe insicurezze. Prima ho fatto la gavetta vecchio stile, suonando dove capitava. E l'album è una specie d'incontro fra il pop-rock inglese, mia prima passione, e la tradizione d'autore italiana. Il lavoro sul repertorio storico è stato importante: perché per andare avanti devi conoscere il tuo passato". Un progetto molto apprezzato da pubblico e critica, che s'è guadagnato diversi riconoscimenti, come il premio “Best New Generation” agli  MTV Awards italiani, svoltisi poche settimane fa al Parco delle Cascine di Firenze, dove Diodato s'è esibito davanti a 30mila persone. Ora è in tour, più avanti forse replicherà l'esperienza in tv con Fazio, riproponendo nella sua chiave minimale i capolavori del pop italiano. "La forza di quella musica stava nella melodia così potente, spesso arricchita da arrangiamenti d'altissimo livello, realizzati da maestri come Ennio Morricone e Nino Rota. Era un pop di qualità, che piaceva anche all'estero e veniva trasmesso sulle radio. Quello di oggi non regge il confronto, ma sulla scena indipendente non mancano i talenti. Da Ilaria Graziano e Francesco Forni sino ai più noti Baustelle. Ve li consiglio".

lunedì 21 luglio 2014

Bluvertigo. La reunion al Carroponte




Un'atmosfera di festoso revival, con gente di 35/40 anni (e oltre), più o meno coetanei di Morgan e soci. Il ritorno dei Bluvertigo live s'è consumato sere fa al Carroponte di Sesto San Giovanni. Senza intoppi e senza inganni, con l'estroso leader (dalla voce parecchio arrochita) che s'è presentato puntualmente sul palco, scongiurando i timori dei più scettici e le voci infondate di "forfait". E' stato bello, piacevole e divertente. Nostalgico, ma non troppo. Certo, i nostri non sono più dei giovanotti e gli acciacchi si fanno sentire, soprattutto nell'affiatamento, ancora da rodare. Ma "il feeling è sicuro", citando il vecchio Pino, così come è sicura la bontà della scaletta messa in mostra, gioiellini anni Novanta come "Il Nucleo", "La crisi", "L'assenzio", "Sono=Sono", "Sovrappensiero", "Fuori dal tempo" e via dicendo. Dove è piacevole rintracciare le tante influenze assimilate, centrifugate e rimesse in circolo. Perché, come mi disse qualche mese fa Sergio Pizzorno dei Kasabian: "Nella musica oggi non s'inventa più nulla, però puoi mescolare tutto e creare qualcosa di nuovo". E nel sound dei Bluvertigo si spazia dall'elettropop dei Depeche Mode al post punk tutto, dalla "pisichedelia" (sic!) al pop-funk dei Duran Duran (anni fa Morgan mi disse che, ogni tanto, si trovava in studio per gli altri per suonare per intero i dischi di Le Bon e compari). Poi, i Roxy Music. Dei quali lo stesso Morgan accenna durante la serata una frase di "While My Heart Is Still Beating", gemma misconosciuta di uno splendido album come "Avalon" (1982, ripescare, please). A proposito di citazioni, nel finale arriva pure una scalcinata miniversione di "Psycho Killer" dei Talking Heads. Si finisce allo scoccar della mezzanotte, coi Bluvertigo ben caldi e la gente pure. Tutti avrebbero voglia di continuare, "Ma ci sono delle regole e bisogna rispettarle" dice Morgan. Tutto giusto, per carità. Ma se, invece che alle 22, si fosse iniziato, come da programma, alle 21.30, la festa sarebbe potuta continuare. Invece, no. Alla prossima reunion (se mai ci sarà).

mercoledì 16 luglio 2014

Intervista ad Ed Sheeran. Tra "Sing" e "x"




 
Capelli rossi, barbetta, jeans e maglietta. E l'inseparabile chitarra. Sembra un ragazzo come tanti, l'inglese +Ed Sheeran, invece ha venduto milioni di dischi e scritto hit per gli One Direction. Il suo nuovo cd, "x", è un bestseller, così come il singolo tormentone "Sing". Già "tutto esaurito" il concerto del 20 novembre all'Alcatraz di Milano, ma sono pronte due repliche nel gennaio 2015.
Giovanissimo e già una star. Niente stress da successo?
Le pressioni ci sono, ma devi superarle. Per resistere in questo ambiente devi rimanere te stesso e avere una stabilità fuori dal lavoro. Io canto quello che vivo, le normali esperienze di un ragazzo di 23 anni.
Molto saggio per la sua età...
Sto coi piedi per terra. Altrimenti puoi vendere un sacco di dischi e non essere mai soddisfatto. Il segreto del successo è essere sereni, felici.
La sua "Sing" è uno dei must dell'estate: com'è nata?
Ho lavorato con Pharrell Williams,quello di "Happy" per capirci, è uno che ti motiva moltissimo. Così ho osato di più, uscendo dal mio classico stile e sfidando i miei limiti vocali. Dopo vari tentativi, mi ha detto: suona la chitarra su questa base dance. Ci ho provato e tutti i pezzi del puzzle sono andati al loro posto.

martedì 8 luglio 2014

John Fogerty. Live all'Ippodromo del Galoppo di Milano


Di gente ce n'è tanta all'Ippodromo del Galoppo di Milano. Tutti insieme appassionatamente per tributare il doveroso omaggio a un mito del rock. Mito vero, non quelli costruiti dai media e spacciati dal passaparola sul web. Parliamo di John Fogerty, leader dei Creedence Clearwater Revival, gruppo culto di certo suono americano a cavallo fra gli anni 60 e 70. Eccolo qua, il suo pubblico italiano, davvero folto nonostante le preoccupanti condizioni metereologiche. Lo zoccolo duro di ultrasessantenni pimpanti (suoi coetanei o giù di lì), ma pure tanti giovani che si accalcano con coraggio sotto il palco. Qualcuno porta con sé antici cimeli: l'lp di "Creedence Country" e il 45 giri di "Susie Q" e li mostra orgogliosamente alla camera che li rilancia sui megaschermi in hd. Fogerty sale sulla scena poco dopo le 21, nell'immancabile camicia a scacchi virata su tonalità azzurre. I capelli scuri (quasi sicuramente tinti: ma perché?! persino il nostro Liga ha accettato il brizzolato nature), la chitarra in gran spolvero, la voce ancora acuta e tagliente nonostante i quasi sett'anni sul groppone. E per chi ama certo vintage rock, appena aggiornato dal "tiro" moderno di un'ottima band (ci sono pure il figlio Shane alla chitarra e il possente Kenny Aaronoff alla batteria), è festa grande. Fogerty la butta sul rock, muscolare ed elettrico, passa in rassegna l'epopea dei Creedence, apre con la scanzonata "Hey Tonight", poi "Green River", la ballatona "Who'll Stop The Rain", una sin troppo tirata "Lodi" e tanto altro ancora. La sventagliata psichedelica di "Ramble Tamble", la sempre splendida "I Heard It Through The Grapevine" (uno dei rari casi in cui una cover supera l'originale), la recente (e notevole) "Mistic Highway", mentre sullo schermo scorre in pochi minuti la vita del nostro Eroe, fra la vecchia band e il tepore familiare. Arriva la melodia inconfondibile di "Have You Ever Seen The Rain" e scendono le prime gocce di pioggia: sembrerebbe quasi un effetto speciale, invece poco dopo si scatena un acquazzone devastante. Si chiude lì? Niente affatto. La platea apre l'ombrello, si stringe, resiste, continua a cantare sino allo sfinimento: Fogerty apprezza e ringrazia. E ci dà dentro. La scaletta è risaputa, ma va bene così. Anche perché il finalissimo è tutto da godere (e intanto la pioggia regala una tregua). "The Old Man Is Down The Road", la trascinante "Rockin' All Over The World", "Bad Moon Rising", una toccante e durissima "Fortunate Son", mentre sullo schermo scorrono immagini di guerra e protesta, l'altra faccia del sogno americano. Chiusura immancabile con "Proud Mary", tutti a ballare, cantare e ciondolare su uno dei riff più belli della storia del rock. Replica domani, 9 luglio, a Trieste, Piazza Unità d'Italia.

venerdì 4 luglio 2014

Estate 2014: caccia al tormentone musicale



Tempo d'estate. E di tormentoni musicali. Arrivano il caldo e la voglia di divertirsi e, puntualmente, scatta la caccia al brano più gettonato, ascoltato, ballato della stagione. Gli ingredienti per creare una hit sono i soliti: una melodia orecchiabile, il ritmo giusto, un ritornello accattivante e... quel pizzico di insondabile "mistero" che sta alla base del successo. Per il 2014 sono in tanti a contendersi l'ambita palma: chi vincerà? Punteremmo qualche spicciolo su Sing di Ed Sheeran, talentuoso inglesino che ha debuttato col botto tre anni fa, entrando nel cuore delle ragazzine brit coi suoi brani strappacuore. Qui, però, la butta sul ritmo, con l'aiuto del produttore "Re Mida" Pharrell Williams, già autore del tormentone planetario Happy. Ecco, allora, un riuscito mix fra canzone d'autore, rap, falsetto, funky e altro ancora: resta in testa al primo ascolto, missione compiuta! L'infaticabile Pharrell Williams è dietro anche a un altro successo di stagione come Liar Liar di Cris Cab, recente vincitore del Coca-Cola Summer Festival.  C'è da giurarci, poi, che faranno faville i brani legati ai mondiali di calcio, a partire dalla canzone ufficiale We Are One (Ole Ola) di Pitbull con Jennifer Lopez e Claudia Leitte, che mescola furbescamente rap, pop e latin cercando di compiacere una platea più ampia possibile. Sempre in tema va già forte La La La (Brazil 2014) della bomba sexy Shakira con Carlinhos Brown, grazie a un ritmo martellante e un ritornello che non lascia scampo. Vicende del pallone a parte, potrebbe essere ancora l'estate dell'indimenticabile Michael Jackson, del quale è uscito poche settimane fa l'album postumo Xscape. Brano di punta è Love Never Felt So Good, un singolo dal sapore disco-soul anni Ottanta, arricchito da un duetto con la popstar Justin Timberlake: grande classe, grande stile. Da non sottovalutare i Coldplay di A Sky Full Of Stars, che combinano il pop d'autore con la dance elettronica di Avicii, formidabile dj e produttore svedese. Lo stesso Avicii sarà uno dei protagonisti delle notti magiche in discoteca: dopo il clamoroso successo di Wake Me Up!, la traccia più ascoltata di tutti i tempi nel mondo su Spotify con oltre 200 milioni di "stream", rieccolo con un'altra hit come Addicted To You, coadiuvato dalla cantante Audra Mae. Formula che vince non si cambia: qui uno strano incrocio fra ritmi dance, sonorità house e influenze country-folk. Sembra impossibile, eppure funziona! A proposito di mix a prima vista inconciliabili, sta sbancando le classifiche il fenomeno inglese Clean Bandit che nel calderone ci buttano elettronica, drum and bass, dancehall, pop e, persino, un pizzico di classica. Il loro disco per l'estate s'intitola Extraordinary. E' esplicita sin dal titolo, Summer (estate), l'atmosfera del nuovo successo dello scozzese Calvin Harris, dj, cantante e produttore dal tocco magico. Sintetizzatori a manetta, ritmi potenti e grande energia per un brano che non chiede altro che essere ballato sino allo sfinimento. Ulteriore asso nella manica è l'ammiccante video, che rinnova il sempiterno binomio donne-motori. Restando sul filone più disimpegnato, ecco I Got U  di Duke Dumont feat. Jax Jones, fra influssi caraibici e un simpatico clip che inneggia alla realtà virtuale. Restando in Italia impazza La pioggia è uno stato d’animo dei Dear Jack, campioni di vendite e supporter dei Modà negli immimenti concerti negli stadi. Tra gli outsider ritroviamo il belga Stromae, che dopo l'exploit di Formidable, tenta il bis con Papaoutai, mentre il giovane inglese Sam Smith punta sulla dolcezza soul di Stay With Me. Qualche sorpresina potrebbe arrivare da Katy Perry, dal duo francese Klingande, dai Club Dogo con Weekend e dalla conturbante Lana Del Rey. Ma, alla fine, potrebbe spuntarla il coreano Psy, che dopo il boom di Gangnam Style, ritenta il colpo in chiave di hip hop elettronico con Hangover, in duetto col rapper americano Snoop Dogg. Ad oggi il clip ha totalizzato oltre novanta milioni di visualizzazioni.





venerdì 27 giugno 2014

"Basta rap, torno alle origini". Parola di Entics




Ritorno alle origini. Cambio di rotta per Entics, che abbandona il rap e abbraccia le sonorità e i ritmi reggae e dancehall dei suoi inizi. Questa la novità di un album come "Entics Television vol. 3", anticipato dal singolo "Karaoke".
Il rap italiano va fortissimo e lei sceglie un'altra strada: perché?
Sono tornato a una musica che sentivo più mia. Così ho lasciato l'etichetta di Fabri Fibra e realizzato il mio progetto più personale. L'approccio è diverso, ci sono più melodia e studio degli accordi. Lo canto anche in "Facile": "non faccio rap perché non mi rappresenta".
In quella canzone ironizza su certi cantanti che se la tirano...
Ce ne sono tanti, io sono il contrario. Sono molto social, nel senso che amo stare in mezzo alla gente, soprattutto in concerto, la dimensione che preferisco. Le critiche? Ci ho fatto il callo, non mi buttano giù. Su Internet però leggi di tutto e di più. Anche troppo.
"Patti chiari" (in duetto con Vacca) è un invito a non fidarsi.
L'ho provato sulla mie pelle, quando ho aperto la partita iva e cominciato a lavorare. C'è sempre qualcuno pronto a fregarti, ancor più con la crisi. E, allora, dico ai ragazzi di stare attenti.
Di che cosa parla "Sulla pelle"?
Della mia passione per i tatuaggi, che considero un'arte. Ho anche aperto un negozio alle Colonne di San Lorenzo a Milano. Ne ho così tanti che non li conto più. In quel brano c'è pure Jake La Furia, un altro fan dei tattoo.
E "Legalizziamola"?
Un concetto che mi sta a cuore da sempre, che qui esprimo in maniera scherzosa. Il tema, però, è serio. La canapa è una pianta meravigliosa, che serve anche nelle terapie. Tanti paesi l'hanno legalizzata: toccherà mai all'Italia?